La Shell condannata in Olanda per inquinamento

 

Screen Shot 2013-01-30 at 8.34.12 AMThe fact that a subsidiary has been held responsible by a Dutch court is new and opens new avenues.
 
The court did not just examine the role of the parent company, but also looked at abuses committed
by Shell Nigeria, where the link with the Netherlands is extremely limited. That’s a real breakthrough.
 
Menno Kamminga, professore di diritto internazionale, 
Maastricht University.

Elencare le liste dei crimini Shell contro l’ambientee contro i diritti umani, e’ difficile da fare in modo sintetico. C’e’ n’e’ per tutti i colori con processi in Inghilterra, con un ruolo di spicco nella morte di Ken Saro Wiwa, e anche un reportage delle Nazioni Unite che non lascia scampo a malintesi. In Nigeria la Shell ha causato gravissimi danni all’ambiente.

E cosi’ oggi 30 Gennaio 2013 una corte olandese a L’Aia si e’ pronunciata contro la Shell ed in favore di un contadino nigeriano, rappresentato da Milieudefensie, la filiale Olandese di Friends of the Earth, una organizzazione mondiale che si occupa di questioni ambientali.

E’ la prima volta che una causa di questo genere si svolge in Olanda, non nel paese in cui i crimini sono stati commessi, la Nigeria, ma nella sede principale del colosso del petrolio.

La causa verteva su cinque casi di inquinamento di fiumi e laghi per la pesca nelle foreste nigeriane, come conseguenza di perdite di petrolio nelle annate 2004, 2005 e 2007. Da allora molti dei fiumi e dei laghi per la pesca dei residenti sono impraticabili ed i pesci sono morti.

La Shell e’ stata condannata a pagare i danni a uno dei quattro contadini, Friday Akpan, ma la corte dell’Aia ha esonerato la Shell da altri quattro casi che si discutevano contemporanemente.

L’importanza di questo verdetto pero’ non e’ tanto nel fatto che la Shell debba risarcire il signor Akpan, ma che da adesso in poi anche altri nigeriani colpiti dalla negligenza – e dall’inquinamento – della Shell potranno portare in causa la ditta olandese in madrepatria.  E infatti, gia’ i vicini del signor Akpan si sono messi in fila.

L’evento per cui la Shell e’ stata condannata e’ l’inquinamento di ben 47 laghetti per la pesca commerciale che rappresentavano il sostentamento per il signor Akpan e la sua famiglia.

Per gli altri quattro casi invece la corte ha accolto le richieste della Shell, secondo cui le perdite furono causate dal sabotaggio e non dalle scarse condizioni di manutenzione da parte della Shell.

La rappresentante di Friends of the Earth  Geert Ritsema dice pero’ che faranno ricorso.

Nel 2012 ci sono stati 198 perdite e riversamenti di petrolio nel Delta del Niger, con il rilascio di circa 26,000 barili di petrolio – cioe’ circa 100,000 litri.

La Shell dice che di questi 161 sono ad opera di sabortaggio e 37 di propria responsabilita’. I residenti dicono che la Shell sottostima il numero di barili riversati e che le loro terre, acque, e zone di pesca sono del tutto impraticabili.

I residenti vogliono gli stessi standard che altrove. Le loro richieste sono semplici: che la Shell pulisca il disastro che ha combinato, che ripaghi i contadini delle perdite subite e che gli oleodotti e tutte le attivita’ connesse all’opera petrolifera siano piu’ sicure e piu’ rispettose di chi li vive.

Il commento della Shell al verdetto, per parola del vice presidente per l’ambiente della Shell (!!!) Allard Castelein e’ stato:

“Paghermemo la compensazione. Non abbiamo perso la causa. Non e’ stato un fallimento operazionale. La falla e’ stata la conseguenza di un sabotaggio”.

La cifra e’ ancora da stimarsi. Il verdetto dice

“La Shell Nigeria avrebbe dovuto e potuto prevenire il sabotaggio in modo semplice. E’ per questo che la corte ha condannato la Shell a pagare i danni”. 

La Shell opera in Nigeria in un consorzio fatto dalla Nigerian National Petroleum Corporation, dalla Shell stessa,  dalla Total, dalla Nigeria Limited e dalla
Nigerian Agip Oil Company Limited.

C’e’ dunque pure l’ENI/Agip.

Fonte: http://dorsogna.blogspot.com/2013/01/la-shell-condannata-in-olanda-per.html 

Tratto da: http://www.stampalibera.com/ 

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