RATZINGER SCENDE DALLA CROCE, MA NON CANCELLA IL SUO PASSATO

0410CoteIn queste ore tutti si stanno domandando il vero motivo delle dimissioni di Ratzinger dal soglio di San Pietro. Sarà solamente vecchiaia, dicono in molti, oppure c’è dietro qualcosa di più?

In realtà, il motivo per cui Ratzinger si ritira non ha molta importanza, a questo punto. Quello che è importante è non dimenticare mai come, perché, e soprattutto quando Joseph Ratzinger sia diventato papa.

Correva la primavera del 2005. In Italia papa Wojtyla stava male già da tempo, ma restava tenacemente aggrappato ad un filo di vita. Nel frattempo, negli Stati Uniti imperversava la tempesta che ha travolto la Chiesa cattolica per lo scandalo dei preti pedofili.

Non staremo qui a ricordare le responsabilità di Ratzinger nella copertura sistematica di questo crimine, che avrebbe potuto interrompere in qualunque momento, come Prefetto della Congrega per la Dottrina della Fede (ex-Tribunale dell’Inquisizione), e che invece non ha mai interrotto, ma ha anzi prolungato nel tempo, avocando a sè tutti i casi più delicati. Abbiamo già parlato in modo esteso del Crimen Sollicitationis, e non serve ora tornarci sopra.

Quello che invece bisogna sapere è che, proprio nel mezzo della tempesta americana, il cardinale Joseph Ratzinger era stato denunciato da un avvocato del Texas, a nome dei suoi rappresentati, e avrebbe dovuto presentarsi in tribunale per rispondere dell’ accusa di copertura del crimine di pedofilia.

Ecco il documento originale con la denuncia di Ratzinger, insieme ad altri due prelati.

“John Doe I“, “II” e “III” sono tre ragazzi – il cui vero nome non viene citato – che hanno accusato il prete Patino-Arango di molestie sessuali, ed il vescovo della sua diocesi di Galveston, nel Texas, di copertura del crimine e di ostruzione di giustizia. A sua volta il vescovo, Joseph Fiorenza, si era difeso dicendo che aveva seguito le direttive giuntegli dall’allora cardinale Ratzinger, nel ruolo di Prefetto per la Sacra Congrega della Fede. A quel punto l’avvocato Shea, che rappresentava i tre ragazzi, aveva chiesto che lo stesso Ratzinger venisse a rispondere in prima persona.

Ma il caso volle che proprio in quel periodo Ratzinger sia stato eletto a Sommo Pontefice, in un conclave fra i più brevi e rapidi in assoluto (Ratzinger fu eletto al secondo giorno di conclave, il 19 aprile). Il neo-eletto papa potè quindi avanzare la classica richiesta di immunità che viene riservata ai capi di stato di altre nazioni. Eccola:


Il documento dice: “L’accusato Joseph Ratzinger, ora papa Benedetto XVI, chiede rispettosamente che il tribunale chiuda il caso sopra citato contro Ratzinger. Ratzinger è il capo della Santa sede, un sovrano straniero riconosciuto dagli Stati Uniti.”

Notare la curiosa definizione di “sovrano straniero”, che è stato necessario adottare poiché lo Stato del Vaticano in quanto tale non è riconosciuto dagli Stati Uniti (lo è la Santa Sede, che però è una cosa diversa).

Questo è invece il memorandum per la Corte, …


… nel quale il difensore di Ratzinger ricordava che “la Santa Sede ha trasmesso alla giusta controparte, al Ministero degli Esteri americano, una nota relativa alla presentazione di un suggerimento di immunità per conto dell’imputato. La difesa è al corrente di, e crede vi sia stato, un ulteriore contatto diplomatico riguardo a questa materia, dopo la consegna della nota diplomatica, avvenuta il 20 di maggio”.

Un elegante giro di parole per ricordare alla Corte che era intervenuto Bush in persona, per concedere a Ratzinger l’immunità richiesta.

Chissè se ora che Ratzinger torna ad essere un cittadino qualunque vorrà presentarsi in Texas, e rispondere finalmente dell’accusa che grava sulla sua testa fin dal primo giorno del suo pontificato?

Massimo Mazzucco

Tratto da: http://apocalisselaica.net/

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