UN NUOVO CONCILIO VATICANO PER SRADICARE LA PEDOFILIA DALLA CHIESA

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Dall’Australia l’appello di tre vescovi: la situazione è grave, occorre dare una risposta adeguata alle vittime di tutto il mondo. E lanciano una petizione su change.org

Il cardinale George Pell, tra i primi firmatari della petizione per un Concilio vaticano III

Non sono nuovi a prese di posizione forti, e fuori dal coro, i tre vescovi australiani che il 4 giugno scorso hanno lanciato una petizione per un Concilio Vaticano III che affronti di petto lo scandalo degli abusi sessuali da parte del clero. Ma stavolta mons. Geoffrey Robinson, mons. Pat Power e mons. William Morris – tutti e tre in pensione – puntano dritto al cuore della Chiesa indirizzando il loro accorato appello, che in pochi giorni ha raggiunto più di 20mila firme, direttamente a papa Francesco.Tre sono, secondo Robinson e compagni, gli strumenti principali per sradicare la piaga degli abusi dalla Chiesa: identificare e rimuovere i colpevoli; assistere tutte le vittime; individuare e risolvere le cause all’origine sia degli abusi che dell’inadeguata risposta al problema da parte della Chiesa.

Un compito che, secondo i tre, solo un nuovo Concilio, con una massiccia partecipazione di laici, può assolvere. «La situazione è così grave – si legge nel testo della petizione, cui si può dare la propria adesione sul sito change.org – da indurci a invocare un Concilio ecumenico per cercare di fare tutto ciò che è possibile per sradicare dalla Chiesa tali abusi e per dare una risposta adeguata alle vittime. Fondamentale in questo senso – prosegue l’appello – è che i laici abbiano un peso maggiore all’interno del Concilio e che si discuta di alcune questioni». Quali? «La persistente influenza dell’idea di un Dio arrabbiato; l’immaturità che nasce dall’obbedienza passiva negli adulti; gli insegnamenti della Chiesa in materia di morale sessuale; il ruolo giocato nella questione abusi dal celibato, in particolare dal celibato obbligatorio; la mancanza di una influenza femminile forte in ogni aspetto della Chiesa; l’idea che, attraverso l’ordinazione, il sacerdote assurga a un rango superiore rispetto alle altre persone; la mancanza di professionalità nella vita di preti e religiosi; le situazioni malsane in cui molti preti e religiosi sono costretti a vivere; la passione, nella Chiesa e specialmente in Vaticano, per la segretezza e per l’occultamento dei difetti; il modo in cui la protezione dell’autorità papale è stata anteposta allo sradicamento degli abusi».

Questa petizione, spiegano i tre, «darà ai cattolici una voce collettiva»: mostrerà al nuovo papa che «l’intera Chiesa vuole aiutarlo, lavorare con lui su una questione così importante. Vogliamo che il nuovo papa guidi la Chiesa nel futuro che lui e tutti i cattolici desiderano e di cui il mondo ha bisogno». «Firmando questa petizione – è l’invito di mons. Robinson, mons. Morris e mons. Power – rafforzerai ogni gruppo cattolico che invoca il cambiamento.

Darai il tuo contributo nella creazione di qualcosa di speciale: la voce dei fedeli. Aiuterai a creare una Chiesa per il futuro, libera dagli abusi sessuali, aperta alla partecipazione e inclusiva». «Questa è la voce che vogliamo il Vaticano ascolti».Come sarà accolto questo appello ancora non si sa. Fino ad oggi i tre più che ascoltati sono stati osteggiati. Mons. Robinson, vescovo ausiliare di Sydney dal 1984 al 2004, è incorso in dure contestazioni a seguito della pubblicazione del libro Confronting Power and Sex in the Catholic Church: Reclaiming the Spirit of Jesus (“Potere e sesso nella Chiesa cattolica: ritrovare lo Spirito di Gesù”): un’analisi rigorosa e severa dell’organizzazione della Chiesa e della sua grave crisi interna, a cominciare, appunto, da quella legata allo scandalo degli abusi sessuali. E probabilmente non andrà meglio al libro che ha appena dato alle stampe, dal titolo For Christ’s Sake: End Sexual Abuse in the Catholic Church. for Good (“Per amore di Gesù: fermiamo gli abusi sessuali nella Chiesa cattolica. in nome di Dio”). Mons. Morris, ex vescovo della diocesi di Toowoomba, è stato costretto alle dimissioni per aver ipotizzato la ripresa della discussione sul sacerdozio femminile e per aver concesso la celebrazione di confessioni comunitarie. Quanto a mons. Power, questi ha rassegnato le sue dimissioni da vescovo della diocesi di Canberra nel giugno del 2012, con un lustro di anticipo rispetto ai canonici 75 anni. Dimissioni che Benedetto XVI ha prontamente accolto.

Ingrid ColanicchiaAdista online

Tratto da: http://apocalisselaica.net 

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